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La Rivoluzione Francese
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L’ assemblea si proclama il 9 luglio 1789 Assemblea Nazionale Costituente
Dichiaratisi Assemblea nazionale Costituente, e persuasi gli Ordini privilegiati a sedere con loro, i deputati del Terzo avvertono chiaramente la precarietà della propria situazione, quando col concentramento delle truppe a Parigi e il licenziamento di Necker, l'11 luglio, si profila la controffensiva monarchica. Ma a questo punto subentra la popolazione parigina, che si dà un'organizzazione rivoluzionaria. All'inizio di giugno, nel quadro delle assemblee elettorali degli Stati generali, la borghesia parigina getta le basi di un nuovo potere, e il popolo di Parigi comincia ad armarsi
L'11 luglio fu destituito il primo ministro Necker e il 19 luglio si marciò verso la Bastiglia, simbolo del potere assoluto.
Potete trovare il racconto della presa della Bastiglia su www.lastoria.org
Nello stesso mese divampa nelle campagne francesi la così detta Grande Paura:
Col suo ritmo particolare e i suoi specifici obiettivi di lotta, la cosiddetta rivoluzione contadina non è una conseguenza delle rivoluzioni urbane. Dopo le prime insurrezioni della primavera del 1789, le sommosse agrarie dilagano in molte regioni (nel Nord, nell'Hainaut, all'Ovest, in Bretagna e nel bocage normanno, come all'Est, nell'Alta Alsazia e nella Franca Contea, poi nella regione di M?con), in una rivolta antinobiliare in cui spesso s'incendiano i castelli, ma che, sebbene violenta, raramente è sanguinosa. Nella seconda metà di luglio, in questo contesto di rivolte localizzate, viene a inserirsi la Grande paura, movimento consimile e insieme diverso che interesserà più della metà del territorio francese.
Si tratta di un panico collettivo e a prima vista inspiegabile, che secondo l'interpretazione classica di George Lefebvre, è l'eco distorta delle rivoluzioni urbane rimbalzata nelle campagne. Il suo tema è elementare e molteplice a un tempo: i contadini si armano per fronteggiare pericoli immaginari: piemontesi nelle Alpi, inglesi sulla costa, " briganti " ovunque. Diffuso per contatto, il panico svanisce rapidamente, ma in pochi giorni giunge sino ai confini del regno, dando esca alla rivolta agraria e prolungandosi nel saccheggio dei castelli e nei falò dei titoli del prelievo feudale. Per questa ragioni, la Grande paura è assai di più che un moto "scaturito dalla notte dei tempi ", per dirla con Michelet: essa realizza la mobilitazione delle masse contadine, e ne simboleggia l'ingresso ufficiale nella Rivoluzione.
1789 - 4 agosto Abolizione dei privilegi 26 agosto - Approvazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Sotto la spinta delle emozioni suscitate dal generalizzato moto di rivolta della Grande paura l'Assemblea nazionale affronta il tema centrale dell'Antico regime e della società rurale: il regime del privilegio che accompagna la storia di Francia e dell'intera Europa fin dal cuore del medioevo. Il che non vuol dire che la classe politica rivoluzionaria del Terzo Stato abbia immediatamente accettato l'intrusione e la pressione delle masse popolari: allorché, il 3 agosto 1789, la questione venne sottoposta all'Assemblea nazionale, più di un deputato del Terzo stato si mostrò incline a un vigoroso ritorno all'ordine, e fu dal realismo di alcuni nobili "liberali" che nacque l'iniziativa sfociata nella notte del 4 agosto, in cui i privilegiati fecero rinuncia formale del proprio status privilegiato. La notte del 4 agosto fu un momento di slancio collettivo in cui nobili ed ecclesiastici rinunciarono ai propri privilegi con generosa emulazione; ma i ripensamenti non si fecero attendere: sebbene il decreto finale dichiari che l'Assemblea nazionale "abolisce radicalmente il sistema feudale", introduce però delle sottili distinzioni fra diritti personali, aboliti senza indennizzo, e "i dritti reali", gravanti sulla terra e dichiarati semplicemente riscattabili. Nonostante queste restrizioni, la notte del 4 agosto getta comunque le basi di un nuovo diritto civile borghese, fondato sull'uguaglianza e la libertà d'impresa. Nei mesi e negli anni seguenti, d'altronde, davanti al rifiuto ostinato dei contadini, le restrizioni introdotte decaddero, e la violenta opposizione delle campagne impose l'abolizione pura e semplice degli ultimi resti del sistema feudale
Su questa tabula rasa, effetto della formale abolizione dei diritti feudali ma in realtà e nella sostanza dell'intero ordine costituito, bisognava ormai ricostruire tutto il sistema della civile convivenza: dalla fine del 1789 al 1791 l'Assemblea nazionale "costituente" preparò la nuova Costituzione che avrebbe retto la Francia, e il cui preludio fu la solenne Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che il 26 agosto 1789 proclamando i nuovi valori di libertà, uguaglianza, sicurezza e proprietà, poi della fraternità, si dava corpo al nuovo soggetto politico: il cittadino. Il rovesciamento suddito/cittadino apre la strada di tutto il corso rivoluzionario e lo rende legittimo. La discussione della futura Costituzione occupò buona parte delle sessioni dell'Assemblea nel corso della seconda metà del 1789. Le opposizioni si polarizzarono su un certo numero di punti cruciali, quali il problema del diritto di pace e di guerra o quello del diritto di " veto ", che dava alla monarchia la possibilit? di bloccare le leggi approvate dall'Assemblea. Ma prima ancora che l'atto costituzionale fosse perfezionato, le necessità del momento spinsero l'Assemblea a impegnarsi in esperienze nuove e a lanciarsi in azioni impreviste. La crisi finanziaria, irrisolto problema della monarchia d'Ancien Régime, portò ad esempio all'esperimento monetario degli assegnati, banconote garantite dal ricavato della vendita dei beni ecclesiastici nazionalizzati. L'Assemblea pertanto dovette dare al clero un nuovo statuto, retribuendone i membri come funzionari pubblici: nacque così la " Costituzione civile del clero ", approvata nel 1791 e che ebbe conseguenze incalcolabili
Da quì incominciarono, o forse meglio proseguirono, le tante rivolte interne tra diverse fazioni alle quali la stessa Costituente nulla poteva contraporre. Da quì si arrivo fino alla fine della Monarchia Assoluta di Luigi XVI.




 

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