Parigi: la storia
Personaggi di Parigi
Claude Monet | Claude Monet |
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Pagina 1 di 3 Claude Monet Claude Monet
Nasce a Parigi nel 1840 da padre commerciante di merci, importante sapere questo per meglio comprendere il grande amore per il mare che lo accompagnerà tutta la vita.
Claude era una personalita strana, che amava ammirare la natura, gli scogli, il molo, piuttosto che dedicarsi allo studio. Monet ad appena 16 anni era una personalità forte, arrogante che chiedeva anche 20 franchi per un ritratto. Fondamentale nella sua vita artistica l’incontro con Boudin pittore, che riconobbe nel giovane grande talento e decise di indirizzarlo verso Parigi. Monet arriva a Parigi nel 1859 e nella grande capitale trova consigli da seguire e tante cose da imparare, elementi che poco andavano d’accordo con la arroganza impetuosa di Claude. Dopo essersi iscritto alla Academie Suisse di idee più libere strinse grandi amicizie ed una in particolare con Pissarro.
Nel 1862 si ammala di tifo e da questo punto in poi inizia a tradurre tutte le sue esperienze di vita in arte, ma dovremmo attendere fino al 1865 per vedere esposti e riconosciuti dalla società due suoi quadri al Salon (luogo espositivo parigino molto famoso).
Le due opere erano:
- Kap La Heve
- Foci della Senna presso Honfleur.
La Gazzetta del tempo, lo elogiava come grande studioso del colore, un pittore che riusciva a dare senso al colore. E tutto preludeva ad un futuro di grande spessore.
Dalla sua relazione con la modella Doncieux nel 1867 nacque Jean figlio illegittimo ma questo amore tormentato durò ben poco ed il pittore venne costretto a lasciare la sua amata con offerte di denaro e minacce di morte.
Nel 1866 partecipa ancora con successo al Salon presentando un quadro dedicato alla sua amata, per rivendicare quell’amore interrotto. Nel 1867 i suoi quadri verranno ripudiati per la paura di una degenerazione dell’arte. I critici di maggior spicco del tempo, temono per questa anarchia pittorica, temono per la morte dell’arte, temono per la rivoluzione troppo “grande”.
Monet lavora comunque senza mai tradire la “sua” pittura, fino alla fine, autodefinendosi addirittura
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